Trump rilancia sull’acquisto della Groenlandia: “Sarà nostra al 100%” mentre infuria la guerra dei dazi

Trump insiste sull’acquisizione della Groenlandia: “La otterremo al 100%”, mentre infuria la guerra dei dazi

Nonostante le critiche internazionali e lo scetticismo generale, Donald Trump non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua controversa ambizione: acquisire la Groenlandia. «Otterremo la Groenlandia al 100%, nulla è escluso», ha affermato con determinazione l’ex presidente degli Stati Uniti, lasciando intendere che il progetto, lungi dall’essere archiviato, resta centrale nella sua agenda politica.

Le parole di Trump sono arrivate in un momento delicato, proprio mentre la tensione globale sui dazi commerciali cresce. Secondo il tycoon, l’acquisizione dell’isola potrebbe addirittura avvenire senza il ricorso alla forza militare: «Ci sono possibilità che lo facciamo senza l’uso della forza», ha detto, accendendo immediatamente un nuovo dibattito sia sul piano diplomatico sia su quello dell’opinione pubblica internazionale.

La Groenlandia, territorio autonomo danese, è da tempo oggetto di interesse per gli Stati Uniti per motivi strategici, geopolitici e ambientali. Il suo posizionamento nel Nord Atlantico, le risorse naturali presenti e il cambiamento climatico che sta rendendo sempre più accessibili zone finora inospitali, la rendono una pedina importante nello scacchiere mondiale. Tuttavia, le autorità danesi hanno più volte respinto qualsiasi ipotesi di vendita o cessione, definendo le dichiarazioni di Trump “assurde” e “irrealistiche”.

Nonostante ciò, l’ex presidente americano continua a rilanciare l’idea, insistendo che nulla deve essere escluso. Le sue affermazioni, però, non sono solo una provocazione politica, ma si inseriscono in un più ampio contesto di riaffermazione della supremazia americana in ambito globale.

Parallelamente, Trump si trova a gestire anche altre tensioni, in particolare quelle legate alla guerra commerciale che coinvolge diversi Paesi. Ha infatti confermato che a partire dal 2 aprile entreranno in vigore nuove tariffe doganali, nonostante le pressioni per un rinvio. «Quel giorno sarà la liberazione», ha dichiarato, sottolineando la sua convinzione che tali misure siano essenziali per riequilibrare il commercio internazionale e proteggere l’economia americana.

Le nuove tariffe colpiranno diversi settori, e non è un caso che molti Paesi asiatici abbiano reagito con preoccupazione. In particolare, Giappone, Corea del Sud e Cina hanno avviato negoziati per un accordo commerciale trilaterale, con l’obiettivo di creare un ambiente più stabile e prevedibile per i propri mercati. L’intento dichiarato è quello di accelerare le trattative, cercando una via diplomatica per aggirare le conseguenze delle politiche protezionistiche statunitensi.

Dal canto suo, Trump non sembra preoccuparsi delle eventuali ricadute per i consumatori americani. Ha dichiarato apertamente di non avere problemi se le automobili straniere subiranno aumenti di prezzo a causa dei dazi. Anzi, secondo lui questo rappresenterebbe un incentivo per gli americani a scegliere auto prodotte negli Stati Uniti, rafforzando così l’industria nazionale.

Tale posizione, tuttavia, rischia di complicare ulteriormente le trattative internazionali e di isolare ulteriormente gli Stati Uniti su un piano commerciale globale. Le imprese e le associazioni di categoria seguono con attenzione l’evoluzione della situazione, temendo contraccolpi economici pesanti sia a livello interno sia nei rapporti con i partner esteri.

Nel frattempo, Trump ha approfittato dell’attenzione mediatica per esprimere il proprio sostegno al consigliere per la Sicurezza nazionale, Mike Waltz, recentemente coinvolto nel cosiddetto “chatgate”. L’ex presidente ha difeso il suo collaboratore con fermezza: «Non licenzio nessuno per le fake news», ha dichiarato, ribadendo la sua linea dura contro quella che lui definisce una stampa ostile e manipolatrice.

Le sue dichiarazioni, come sempre, spaccano l’opinione pubblica. C’è chi vede in Trump un leader determinato, disposto a tutto pur di difendere gli interessi americani. Ma c’è anche chi lo accusa di portare avanti una politica estera aggressiva e sprovveduta, che rischia di minare equilibri delicatissimi a livello globale.

In ogni caso, le sue parole continuano a influenzare l’agenda politica internazionale. E mentre si moltiplicano le domande su quanto sia davvero realizzabile un progetto come l’acquisizione della Groenlandia, resta chiaro che Trump non intende fare marcia indietro. Il suo approccio, tra provocazione e calcolo strategico, continua a dividere il mondo. E la battaglia sui dazi, nel frattempo, si intreccia sempre più con un’idea di America forte, autonoma e protagonista sulla scena mondiale.

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