Un recente caso di stalking ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, coinvolgendo due ex concorrenti del noto reality show Grande Fratello Vip. La vicenda ha assunto connotazioni gravi e drammatiche, mettendo in risalto le conseguenze che possono derivare dalla fine di una relazione sentimentale conclusa in modo doloroso e conflittuale. Questo episodio evidenzia quanto sia fondamentale affrontare con serietà le dinamiche legate all’abuso psicologico ed emotivo, specialmente quando sfociano in comportamenti minacciosi che mettono in pericolo la sicurezza e la serenità delle persone coinvolte.
La condanna di Lucrezia Hailé Selassiè
Lucrezia Hailé Selassiè, conosciuta al grande pubblico come Lulù, è stata condannata dal tribunale a un anno e otto mesi di reclusione, con sospensione della pena, per il reato di stalking ai danni dell’ex fidanzato Manuel Bortuzzo, giovane atleta paralimpico noto per la sua storia di resilienza e determinazione. Il giudice ha pronunciato la sentenza dopo aver attentamente valutato le prove emerse nel corso del procedimento, le quali hanno confermato la natura persecutoria e minacciosa dei comportamenti assunti dalla donna nei confronti del nuotatore.
Secondo quanto emerso, Lulù avrebbe ripetutamente molestato Bortuzzo con messaggi e telefonate, superando i limiti della tollerabilità e dell’accettabilità. In un contesto in cui avrebbe dovuto accettare la conclusione della loro relazione, la donna avrebbe invece reagito con aggressività, arrivando persino a minacciare la vita dell’atleta nel caso in cui non avesse deciso di tornare con lei. Il tribunale ha considerato questi atti come gravemente lesivi della libertà personale di Bortuzzo, oltre che fonte di un forte disagio psicologico.
Questa condanna rappresenta un passo significativo verso la protezione delle vittime di stalking e verso il riconoscimento dell’importanza di punire comportamenti che, troppo spesso, vengono sottovalutati o minimizzati. Il caso di Lulù e Manuel dimostra come, anche in contesti pubblici e mediatici, sia possibile che si instaurino dinamiche pericolose e tossiche, le quali devono essere fermate con l’intervento della giustizia.
I dettagli del processo
Durante il processo, che si è svolto con rito abbreviato, Manuel Bortuzzo ha scelto di essere presente in aula e ha fornito una testimonianza toccante e precisa dei fatti. Il pubblico ministero aveva richiesto inizialmente una condanna a un anno e quattro mesi, ma la giudice ha optato per una pena leggermente più alta, riconoscendo la gravità della situazione e il profondo impatto che le azioni di Lulù hanno avuto sulla vittima.
Bortuzzo ha raccontato come il comportamento di Lulù abbia avuto conseguenze pesanti sul suo equilibrio emotivo, già messo a dura prova dal drammatico evento che nel 2019 lo ha costretto a utilizzare una sedia a rotelle. Il giovane nuotatore, già esempio di forza e coraggio, si è così trovato ad affrontare un’ulteriore sfida personale, fatta di ansia e paura costante, scatenata dalle continue pressioni e intrusioni della sua ex partner. Secondo le testimonianze, le azioni della Selassiè avrebbero costretto Bortuzzo a cambiare le proprie abitudini quotidiane, al fine di proteggersi e sentirsi più sicuro.
Una relazione nata sotto i riflettori
Il rapporto tra Lucrezia Selassiè e Manuel Bortuzzo è nato nella casa del Grande Fratello Vip, durante l’edizione andata in onda tra il 2021 e il 2022. Inizialmente, la loro relazione sembrava promettente, alimentata dalla complicità e dal sostegno reciproco mostrato davanti alle telecamere. Tuttavia, una volta usciti dal contesto protetto del programma, le cose sono rapidamente degenerate. Le differenze caratteriali, gli stili di vita opposti e le difficoltà comunicative hanno portato a una rottura che Lulù non ha mai realmente accettato.
Dopo la fine della relazione, la giovane donna avrebbe cominciato a perseguitare Bortuzzo con telefonate insistenti, messaggi continui e atteggiamenti invadenti che hanno generato in lui un forte stato di disagio. Secondo il racconto dell’atleta, la situazione è diventata insostenibile, al punto da temere per la propria incolumità. Gli inquirenti hanno potuto ricostruire con precisione la sequenza degli eventi, grazie a testimonianze e prove digitali, arrivando così a definire chiaramente un quadro di condotta persecutoria.
Un messaggio importante
Il caso Selassiè-Bortuzzo si inserisce in un contesto più ampio in cui sempre più persone, spesso donne ma non solo, si ritrovano vittime di stalking e abusi psicologici. Questa vicenda dimostra che nessuno è immune da queste dinamiche, nemmeno personaggi famosi e sotto i riflettori. È fondamentale che la società prenda coscienza della gravità del fenomeno e che le vittime si sentano supportate e tutelate dalle istituzioni.