Il caso di Davide Lacerenza, ex titolare della nota Gintoneria di Milano, ha recentemente catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media italiani, a seguito del suo improvviso ricovero in ospedale per un malore. L’uomo, già agli arresti domiciliari, è al centro di una complessa vicenda giudiziaria che coinvolge presunti reati connessi alla detenzione di sostanze stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione. Oltre alla sua salute, ora compromessa, anche la sua posizione legale appare sempre più delicata e in continua evoluzione.
Il malore che ha colpito Davide Lacerenza si è verificato nelle prime ore del mattino, intorno alle 4, costringendo le autorità a trasferirlo d’urgenza al Policlinico di Milano. Nonostante sia ancora sottoposto a regime di arresti domiciliari, Lacerenza si trova ricoverato in una struttura ospedaliera, dove è tenuto sotto costante controllo. Secondo quanto riportato dal suo legale, l’avvocato Liborio Cataliotti, i medici avrebbero rilevato delle problematiche neurologiche che richiedono ulteriori indagini specialistiche. Al momento, il paziente risulta cosciente e reattivo, ma resta incerta la durata della sua degenza.
Questo evento sanitario ha sollevato interrogativi e preoccupazioni anche sul piano umano, ma non ha distolto l’attenzione dalle accuse mosse contro l’imprenditore milanese. Lacerenza, figura ben conosciuta nel panorama della movida milanese, è finito sotto inchiesta da parte della Guardia di Finanza, in una vasta operazione che ha svelato un presunto giro illecito di droga e prostituzione. Secondo gli inquirenti, tali attività erano direttamente collegate alla gestione della Gintoneria, locale diventato negli ultimi anni punto di riferimento per la clientela più abbiente della città.
L’avvocato Cataliotti ha recentemente depositato un ricorso presso il Tribunale del Riesame di Milano contro il sequestro di beni appartenenti a Lacerenza, per un valore complessivo superiore ai 900 mila euro. Secondo la tesi accusatoria, tali beni sarebbero stati ottenuti grazie a proventi derivanti da attività illecite. Tuttavia, la difesa sottolinea come finora siano stati rintracciati poco meno di 80 mila euro, suddivisi tra vari conti bancari e denaro contante. In particolare, 33 mila euro risultano depositati in un conto in Lituania, 40 mila su conti italiani e circa 10 mila euro in contanti.
Una delle ipotesi investigative più significative riguarda un possibile meccanismo di autoriciclaggio. Le autorità sospettano che parte dei proventi illeciti siano stati trasferiti all’estero, presumibilmente con l’intento di essere reinvestiti in attività economiche in Albania. Si tratta di un aspetto che potrebbe ampliare ulteriormente il perimetro dell’inchiesta, andando a coinvolgere anche altri soggetti e realtà imprenditoriali straniere.
In un ulteriore sviluppo della vicenda, il questore di Milano, Bruno Megale, ha deciso di revocare la licenza di somministrazione alcolici della Gintoneria, formalizzando la chiusura del locale. Questa decisione rappresenta un colpo durissimo per l’attività di Lacerenza, già segnata da precedenti provvedimenti di sospensione temporanea. Il locale, famoso per l’offerta di alcolici di pregio e champagne, era noto per le serate esclusive in cui i clienti spendevano cifre elevate. Tuttavia, dalle indagini è emerso che la Gintoneria fosse anche il teatro di un’offerta occulta di prestazioni sessuali a pagamento, fattore che ha ulteriormente aggravato la posizione giudiziaria dell’ex gestore.
La situazione legale di Davide Lacerenza resta dunque estremamente critica. Sebbene le sue condizioni mediche attuali impongano una certa cautela e rispetto sul piano umano, il corso della giustizia prosegue. Le autorità giudiziarie milanesi stanno continuando a vagliare tutte le prove raccolte, e non si esclude che nelle prossime settimane possano emergere nuovi dettagli o coinvolgimenti.
Intanto, l’opinione pubblica segue con attenzione lo sviluppo della vicenda, che tocca temi particolarmente sensibili come la criminalità organizzata nella nightlife cittadina, il riciclaggio di denaro e lo sfruttamento delle persone. Al di là delle eventuali responsabilità penali, che saranno stabilite nei modi e tempi previsti dalla giustizia, il caso Lacerenza rappresenta un campanello d’allarme su come alcune attività di intrattenimento possano diventare terreno fertile per dinamiche illegali e pericolose.