Addio a Suor Paola D’Auria: simbolo di fede, sport e solidarietà
Si è spenta all’età di 77 anni Suor Paola D’Auria, figura amatissima e conosciuta per il suo impegno sociale, il suo amore per la Lazio e la sua storica presenza nel programma televisivo Quelli che il calcio. La notizia della sua morte, avvenuta a causa di una malattia terminale che l’aveva colpita da mesi, ha lasciato un vuoto profondo non solo tra i tifosi biancocelesti, ma anche in tutti coloro che l’hanno conosciuta e stimata per la sua straordinaria dedizione al prossimo.
Nata e cresciuta a Roma, Suor Paola apparteneva alla congregazione delle Suore Scolastiche Francescane di Cristo Re e viveva nel convento di via Monti della Farnesina. È in quella stessa stanza, tra le mura familiari della sua comunità religiosa, che ha lasciato questo mondo, circondata dall’affetto delle consorelle e di chi l’ha sempre seguita nel suo cammino di fede.
Diventata celebre negli anni ’90 grazie alla sua partecipazione fissa a Quelli che il calcio, prima con Fabio Fazio e poi con Simona Ventura, Suor Paola ha conquistato il pubblico con la sua simpatia, spontaneità e quel sorriso capace di trasmettere pace e positività. La sua fede incrollabile si sposava perfettamente con la passione per il calcio, creando un connubio unico che ha saputo unire mondi solo apparentemente lontani.
Ma il volto televisivo era solo una parte della sua missione. Nel 1998 Suor Paola ha fondato a Roma l’associazione So.Spe. – Solidarietà e Speranza, un’organizzazione senza scopo di lucro impegnata nell’aiuto a giovani in difficoltà, detenuti, ragazze madri, vittime di violenza e persone segnate dalla povertà. Con un cuore grande e mani sempre pronte ad aiutare, ha costruito una rete solida di supporto umano e spirituale per chi non aveva più nessuno.
Il suo impegno è stato riconosciuto ufficialmente dallo Stato Italiano, che le ha conferito il titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica. Una donna di azione, ma anche di cultura: per anni ha insegnato presso l’Istituto Sacro Cuore di Gesù alla Farnesina, educando intere generazioni con i valori del rispetto, della tolleranza e della solidarietà.
Lo sport era per lei un mezzo potente di educazione e inclusione. Allenava bambini, promuoveva eventi di beneficenza e coinvolgeva spesso la Società Sportiva Lazio in iniziative caritatevoli. Durante la presidenza di Claudio Lotito, non era raro vedere calciatori biancocelesti servire come camerieri alle cene organizzate da Suor Paola per raccogliere fondi e offrire un pasto caldo ai più bisognosi. Il calcio, attraverso di lei, diventava veicolo di fratellanza e speranza.
Il cordoglio per la sua scomparsa è stato unanime. La S.S. Lazio ha diffuso una nota commossa, firmata dal presidente Claudio Lotito e dalla Dottoressa Cristina Mezzaroma, ricordando Suor Paola come una “fervente religiosa ed orgogliosa ambasciatrice della Lazialità”. La società ha sottolineato come la sua casa famiglia abbia rappresentato un vero faro per molti giovani e persone ferite dalla vita. “Mancherà il suo sorriso – si legge nella nota – ma non cesserà l’umanità dei suoi collaboratori nel proseguire ciò che ha creato”.
L’eco del suo operato si sentirà ancora a lungo, nelle vite di coloro che ha aiutato, nei volti dei ragazzi che ha educato, nei cuori dei tifosi che l’hanno amata. Suor Paola lascia un’eredità preziosa fatta di amore, compassione e azione concreta. Il suo esempio continuerà a vivere nelle iniziative dell’associazione So.Spe. e nella memoria collettiva di una città che l’ha considerata un’istituzione.
Con la sua scomparsa, Roma e il mondo dello sport perdono una figura unica, capace di mostrare come la fede e la passione possano convivere e moltiplicare il bene. Una suora, una tifosa, un’educatrice, ma soprattutto una donna che ha dedicato la vita a servire gli altri. Il suo ricordo, come quello delle persone autenticamente buone, resterà indelebile.