Global Sumud Flotilla: 23 navi verso Gaza tra abbordaggi israeliani e mobilitazioni internazionali

La Global Sumud Flotilla prosegue la sua rotta verso Gaza tra tensioni e appelli internazionali

La missione della Global Sumud Flotilla, la spedizione civile internazionale che da giorni cerca di raggiungere la Striscia di Gaza per denunciare e rompere l’assedio imposto da Israele, continua nonostante i duri ostacoli incontrati lungo il percorso. Malgrado gli abbordaggi operati dalla marina israeliana, decine di imbarcazioni restano ancora in navigazione, mentre cresce in tutto il mondo la mobilitazione a sostegno degli attivisti arrestati o bloccati nelle scorse ore.

Arresti e abbordaggi in mare aperto

Secondo quanto riportano i tracciatori marittimi, almeno 19 imbarcazioni della Flotilla, tra cui Morgana, Karma, Adara, Alma, Aurora e altre, sono state intercettate dalla marina israeliana e scortate con la forza verso il porto di Ashdod. A bordo si trovavano oltre duecento attivisti provenienti da più di trenta Paesi, tra i quali anche figure istituzionali europee. In particolare, la deputata del Parlamento europeo Benedetta Scuderi e il senatore italiano Marco Croatti hanno denunciato l’operazione come una grave violazione del diritto internazionale, sottolineando come le imbarcazioni fossero in acque internazionali al momento del fermo.

Gli attivisti riferiscono di essere stati trasferiti contro la loro volontà in territorio israeliano, parlando apertamente di un atto di pirateria. Dall’altra parte, il governo israeliano ha diffuso comunicati e immagini sostenendo che l’operazione sia stata condotta “in sicurezza” e che i passeggeri non abbiano corso rischi. Tra questi figurava anche Greta Thunberg, presente a bordo di una delle navi, che ha più volte espresso solidarietà alla popolazione palestinese e condannato l’embargo imposto a Gaza.

Le reazioni della comunità internazionale

L’abbordaggio non è passato inosservato e ha scatenato dure reazioni a livello internazionale. Il ministero degli Esteri turco ha definito l’operazione israeliana un vero e proprio “atto di terrorismo” contro civili disarmati. Spagna e Italia, dal canto loro, hanno mobilitato mezzi diplomatici e strutture di supporto per assistere i propri cittadini coinvolti.

Gli organizzatori della Flotilla hanno denunciato l’accaduto come un “crimine di guerra”, riportando che durante l’operazione sarebbero state utilizzate tattiche aggressive, come cannoni ad acqua e manovre di intimidazione volte a impedire l’avanzata. A sostegno della denuncia, Hamas ha diffuso un comunicato in cui ha accusato Israele di pirateria in acque internazionali, chiedendo una presa di posizione netta da parte della comunità internazionale.

Navi ancora in rotta verso Gaza

Nonostante i blocchi, la missione non si è fermata. Restano infatti in navigazione 23 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, che si trovano ora a circa 46 miglia nautiche dalla costa della Striscia di Gaza. A bordo vi sono attivisti di diversa provenienza: 30 spagnoli, 22 italiani, 21 turchi, 12 malesi, 11 tunisini e brasiliani, 10 francesi, 9 irlandesi, 8 algerini, 7 statunitensi e tedeschi, oltre a 6 britannici.

Il portavoce della spedizione, Saif Abukeshek, ha ribadito con fermezza che l’obiettivo resta quello di raggiungere il porto di Gaza e consegnare aiuti simbolici, oltre che denunciare le restrizioni imposte da Israele che, secondo gli attivisti, violano il diritto umanitario internazionale.

Solidarietà in Italia e nel mondo

Le azioni di solidarietà non si sono fatte attendere. In diverse città italiane, nella notte, si sono svolti cortei e presidi a sostegno degli attivisti ancora in mare. Da Roma a Milano, passando per Bologna e Napoli, i manifestanti hanno chiesto il rispetto del diritto internazionale e la liberazione immediata di chi è stato arrestato. Anche in altre capitali europee sono state organizzate mobilitazioni simili, a dimostrazione di come la vicenda stia assumendo una portata globale.

Per molti osservatori, la Flotilla non rappresenta soltanto una missione umanitaria, ma un vero e proprio atto politico e simbolico di resistenza civile. La scelta di mettere insieme imbarcazioni con cittadini disarmati provenienti da ogni angolo del mondo è un messaggio chiaro contro l’isolamento di Gaza, che da anni vive sotto un blocco durissimo con pesanti conseguenze sulla vita quotidiana della popolazione palestinese.

Il significato della missione

Il nome stesso della spedizione, “Global Sumud Flotilla”, porta con sé un valore fortemente simbolico. La parola araba sumud significa infatti “resilienza, fermezza, resistenza pacifica”, concetto che ben riassume lo spirito con cui gli attivisti affrontano il viaggio: la determinazione a non arrendersi di fronte agli ostacoli e a denunciare pubblicamente una situazione che definiscono insostenibile.

Israele, dal canto suo, continua a difendere il blocco come misura di sicurezza necessaria per impedire l’ingresso di armi nella Striscia di Gaza. Tuttavia, le accuse internazionali e le mobilitazioni crescenti stanno aumentando la pressione diplomatica. Nei prossimi giorni sarà determinante capire se la comunità internazionale sceglierà di assumere una posizione più netta o continuerà a limitarsi a dichiarazioni di circostanza.

La vicenda della Flotilla non si chiuderà quindi con gli arresti delle scorse ore. Al contrario, sembra destinata a diventare un nuovo terreno di scontro politico e diplomatico, con riflessi diretti non solo sul conflitto israelo-palestinese, ma anche sui rapporti tra Israele e i Paesi europei coinvolti.

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