Novak Djokovic agli US Open 2025: vent’anni di gloria e la corsa al 25° Slam

Novak Djokovic: vent’anni dopo il debutto agli US Open, il campione serbo rincorre nuovi traguardi

Era il 2005 quando un giovanissimo Novak Djokovic faceva il suo debutto agli US Open, spingendosi fino al terzo turno e lasciando già intravedere quel talento cristallino che avrebbe cambiato la storia del tennis. Vent’anni più tardi, lo stesso Djokovic è tornato a calcare il cemento di Flushing Meadows per la diciannovesima volta, imponendosi su Zachary Svajda nel primo confronto diretto tra i due, valido per il secondo turno del torneo newyorkese.

In queste due decadi, il fuoriclasse di Belgrado ha conquistato tutto ciò che il tennis può offrire: 24 titoli dello Slam, 40 Masters 1000, sette Nitto ATP Finals, una medaglia d’oro olimpica e il record di 428 settimane complessive al numero 1 del ranking mondiale. Un palmarès ineguagliabile, che lo colloca nell’Olimpo dello sport. Ma quale considera, lui stesso, la sfida più grande mai affrontata?

Secondo Djokovic, il vero banco di prova per un tennista è duplice: completare il Career Slam (o, meglio ancora, il Golden Slam con l’oro olimpico) e mantenere la leadership mondiale per diversi anni consecutivi. «I tornei dello Slam – ha spiegato – sono l’obiettivo di ogni giocatore e conquistarli richiede un dispendio enorme di energie fisiche e mentali. Per essere costantemente competitivo e rimanere numero 1, serve una dedizione totale, 24 ore su 24, a ogni minimo dettaglio: dal recupero fisico alla preparazione mentale. Alla fine sei solo tu in campo, e nessun altro può fare quel lavoro al posto tuo».

Nonostante la lunga lista di trionfi, Djokovic non ha perso la fame di vittorie. In questa edizione degli US Open sta inseguendo il suo 25° major, il primo dopo il successo del 2023 sempre a New York. Durante la conferenza stampa post-partita, il campione ha ripercorso i suoi obiettivi, svelando come siano cambiati con il tempo.

«Da bambino sognavo di giocare e vincere Wimbledon. Nel 2011, quando ho realizzato quel sogno e sono diventato numero 1, ero soddisfatto ma avevo appena 23 anni e ancora una lunga carriera davanti. Sono ambizioso, così mi sono posto nuovi traguardi. Quell’anno avevo vinto tre Slam su quattro e raggiunto la semifinale al Roland Garros: perché non provare a completare il Grande Slam in carriera?».

Quell’impresa, realizzata nel 2016, fu una liberazione. «Avevo messo una pressione enorme su me stesso – ha raccontato – e ovviamente c’erano anche le aspettative di chi mi stava intorno. Quando finalmente ci sono riuscito, la sensazione predominante è stata il sollievo. Ho pensato: “Ok, ce l’ho fatta, ora posso concentrarmi su altro”».

Oggi Djokovic, pur non al massimo della condizione dopo la semifinale persa a Wimbledon a luglio, continua a vincere. Con il successo su Svajda, ha migliorato il suo bilancio stagionale a 28 vittorie e 9 sconfitte, avendo lasciato per strada un solo set nei primi tre turni.

Il serbo ammette di non essere sempre soddisfatto del proprio livello di gioco: «Ci sono giornate in cui non esprimi il tuo miglior tennis, ma devi trovare un modo per vincere lo stesso. Non voglio filosofeggiare troppo, ma amo ancora la sensazione della competizione, la spinta che sento in campo. Sono molto severo con me stesso perché mi aspetto sempre di giocare al massimo livello, anche se so che non è possibile in ogni occasione. Però la voglia di sfidare i giovani è ancora forte, altrimenti non sarei qui».

Il suo atteggiamento spiega perché, a quasi 38 anni, Djokovic rimanga protagonista assoluto. Non si accontenta, nonostante abbia già scritto pagine indelebili di storia sportiva. Ogni match è un nuovo banco di prova, ogni torneo una nuova sfida con sé stesso, oltre che con gli avversari.

In fondo, ciò che colpisce di più nelle parole del campione non è solo l’orgoglio per i trofei vinti, ma la costante necessità di rinnovare i propri obiettivi. È il segreto di chi, dopo aver raggiunto il vertice, riesce a restarci così a lungo: la capacità di guardare oltre, di trasformare i traguardi raggiunti in stimoli per conquistarne di nuovi.

E mentre il pubblico di New York lo acclama ancora una volta, Djokovic continua la sua corsa verso la leggenda, con un occhio rivolto al passato e il cuore già proiettato al futuro. Perché, come ha dimostrato in vent’anni di carriera, non è mai soltanto una questione di vittorie: è una questione di mentalità, di resilienza e di una straordinaria capacità di reinventarsi.

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